Il papa rilegge il Vaticano II. Leone, la «Dei Verbum», il cristocentrismo

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di Francesco Vermigli · Con il 2026 papa Leone XIV ha deciso di iniziare un ciclo di catechesi dedicate al Vaticano II, del quale l’8 dicembre 2025 sono ricorsi i 60 anni dalla conclusione. Dopo la catechesi introduttiva del 7 gennaio, durante l’Udienza generale di mercoledì 14 gennaio il papa ha cominciato a presentare gli snodi fondamentali della Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione Dei Verbum. Chi scrive non è al corrente di quale sia il piano di catechesi sul Vaticano II previsto per i prossimi mesi; eppure, la scelta di iniziare dalla Dei Verbum non può essere sottovalutata. Perché ci si potrebbe aspettare – e lecitamente – che un ciclo di catechesi sul Vaticano II – nell’atto di passare alla presentazione dei suoi documenti principali – inizi dalla Sacrosanctum Concilium, cioè dalla prima Costituzione e non dalla Dei Verbum; che tra l’altro non è neppure la seconda, ma la terza ad essere stata promulgata.

La scelta di iniziare dalla Dei Verbum nasconde dunque un significato che l’analisi delle catechesi forse saprà almeno in parte svelare; con l’accortezza di considerare che la catechesi sulla Dei Verbum continuerà ancora per un po’. E chi leggerà questo articolo anche giorni o settimane dopo la sua pubblicazione online, potrà beneficiare di uno sguardo ancora più completo sulla lettura papale della Dei Verbum e, in definitiva, farsi un’idea più precisa delle ragioni che possano aver presieduto alla scelta di iniziare proprio da quella Costituzione. Noi che non siamo di spirito profetico dotati (cf. Paradiso, XII, 140-141), non sappiamo cosa accadrà anche solo nelle catechesi di febbraio… ma ci pare che le prime due catechesi – tra le tre dedicate fino a fine gennaio alla Dei Verbum – nascondano molto delle ragioni per le quali essa sia stata posta in prima posizione. Mentre la catechesi del 28 gennaio è già rivolta ad una questione teologica ben precisa (il rapporto tra Scrittura e Tradizione, nell’ambito del capitolo della Costituzione intitolato a «La trasmissione della divina Rivelazione»), quelle del 14 e del 21 gennaio trattano della Rivelazione in sé; o meglio, di come sia avvenuta in pienezza e in maniera definitiva in Cristo Gesù.

La prima catechesi, quella del 14 gennaio rilegge la Dei Verbum alla luce del tema dell’amicizia; tema che poi si apre ad ulteriori argomenti correlati. Il tema dell’amicizia nella Dei Verbum non è immediato, per quanto si ritrovi nel celebre passo del n. 2, dove si legge: «Con questa Rivelazione, infatti, Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici» (e in relazione a quest’ultima frase si rimanda a Es 33,11 e Gv 15,14-15). Sebbene questo accada in breve (la brevità e la sintesi, la concinnitas si direbbe, sono qualità riconoscibilissime in questo primo tratto del pontificato di papa Leone), il tema dell’amicizia viene scandagliato con profondità. Il passaggio più denso di significato teologico ci pare quello in cui – prendendo spunto da un brano del Commento di Agostino al Vangelo di Giovanni e da una frase assai eloquente, che recita: amicitia aut pares invenit, aut facit – il papa nota come questo accada nella nostra relazione con Dio, per cui noi che eravamo i distanti e i nemici, nel Figlio siamo resi a lui simili. Perché, come dice la frase assai icastica citata in precedenza, se l’amicizia non trova la parità, la crea: e qui l’amicizia nasce da Dio, che sceglie di essere amico di un uomo che da lui si era allontanato. La qual cosa potrebbe aver bisogno di dettagliate analisi teologiche; ma l’evocazione di questo passaggio da parte di papa Leone ci pare un contributo di grandissimo rilievo alla comprensione di quale sia il fine dell’incarnazione.

Dopo aver ricordato quali siano i temi correlati a quello principale dell’amicizia (l’ascolto di Dio che parla all’uomo a cui rivolge la propria amicizia e la preghiera come luogo specifico in cui possiamo ascoltare Dio che ci parla), l’attenzione del papa nella catechesi del 21 gennaio si sposta sul fatto che in Gesù noi abbiamo accesso alla conoscenza del Padre. L’argomento si riferisce in modo particolare all’incipit del n. 2 della Dei Verbum, laddove si legge: «Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura». Da questo spunto iniziale il papa dice che in vari modi noi possiamo entrare in relazione con il Padre attraverso Gesù: ma tra questi vogliamo soffermarci soltanto su quello in cui dice che Gesù rivela il Padre mediante la propria umanità. In particolare, questo brano: «Per conoscere Dio in Cristo dobbiamo accogliere la sua umanità integrale: la verità di Dio non si rivela pienamente dove si toglie qualcosa all’umano, così come l’integrità dell’umanità di Gesù non diminuisce la pienezza del dono divino. È l’umano integrale di Gesù che ci racconta la verità del Padre (cf. Gv 1,18)».

Forse riusciamo ora a cogliere la ragione per cui il papa ha iniziato dalla Dei Verbum: la Costituzione dogmatica tratta della Rivelazione libera e preveniente di Dio, che cerca l’amicizia dell’uomo e che ci permette di accedere al Padre mediante la sua santa umanità. Sono temi centrali, sono temi che rivendicano la priorità: temi che richiamano la grande riflessione degli ultimi decenni sul cristocentrismo; temi che dicono che in Gesù all’uomo è concesso di conoscere il volto del vero Dio e di contemplare l’umanità per come essa è stata pensata nella mente di Dio da sempre. Tutto, allora, davvero viene di seguito…

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Francesco Vermigli

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