Ci sono autori che segnano in profondità la biografia di colui che li studia. O forse ci sono autori che sono scelti da uno studioso, perché quest’ultimo trova in quelli una sintonia, una vicinanza, un’ispirazione di vita e di desiderio. Se quell’autore è un Padre e Dottore della Chiesa e quello studioso è un prete, quella vicinanza diventa anche una vicinanza di fede: è il caso di don Carlo Nardi, prete fiorentino, docente e amico di questa rubrica, da una parte; di Giovanni Crisostomo, dall’altra.

San Giovanni Crisostomo
Questa vicinanza, questa ispirazione, questa sintonia di vita e di fede sono evidenti in un libro uscito or non è molto tempo, per i tipi delle Edizioni Dehoniane, come primo volume della nuova collana «Strumenti» (fondata e diretta da Roberta Franchi ed Elena Giannarelli, assieme al Centro di Studi Patristici che ha sede in San Lorenzo a Firenze) e con la cura della giovane studiosa Giulia Martinetti: Studi su Giovanni Crisostomo, EDB, Bologna 2025, pp. 489. Lo dimostra la vastissima produzione di don Carlo sul Crisostomo, che va dalla tesi di laurea dal titolo Motivi diatribici in Giovanni Crisostomo (sostenuta presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Firenze nell’anno accademico 1974-1975, essendo relatore il prof. Adelmo Barigazzi), fino al pezzo comparso su questa stessa rivista online nell’ottobre del 2020, sotto il titolo Il mio Crisostomo con Alberto Maggi (https://www.ilmantellodellagiustizia.it/ottobre-2020/il-mio-crisostomo-con-alberto-maggi): si tratta di un totale di 47 pubblicazioni di varia tipologia, che in buona parte sono raccolte in questo libro di cui andiamo trattando; senza contare le 11 tra le consuete lettere ai parrocchiani di Quinto, che ebbero come tema il Crisostomo e che sono pubblicate nell’ultima parte del libro.
Prima di procedere ad una considerazione più posata sul significato di quella vicinanza e di quella ispirazione che notavamo in testa al presente articolo, vogliamo presentare in breve la struttura del volume. Dopo una densa «Presentazione» dell’attuale arcivescovo di Firenze (allievo di don Carlo, come lo sono state generazioni di preti fiorentini, come chi scrive, e non solo fiorentini…), dopo la ben informata «Prefazione» della prof.ssa Elena Giannarelli (per tanti anni compagna di studi e di ricerca e di pubblicazioni di don Carlo) e dopo la «Premessa» della curatrice (che richiama l’origine di questo libro e le ragioni, dunque, della scelta di presentare una pubblicazione monotematica sul Crisostomo, selezionandola entro l’ancor più vasta produzione di don Carlo), incontriamo la Bibliografia completa sul Crisostomo, cui parlavamo sopra. Seguono 27 saggi che vengono organizzati in tre parti, precedute da una sezione introduttiva: «A mo’ di introduzione» (pp. 43-90); «Parte prima. Giovanni Crisostomo omileta e teologo del suo tempo: un padre della Chiesa con radici pagane» (pp. 91-292); «Parte seconda. Giovanni Crisostomo, la virtù e l’educazione cristiana: un filosofo alla continua esplorazione dell’essere umano» (pp. 293-458); «Parte terza. Giovanni Crisostomo e la parrocchia di Santa Maria a Quinto: una guida per comprendere le Sacre Scritture» (pp. 459-489).
Vogliamo chiudere questo articolo con un ultimo passo, cui accennavamo sopra. Se accade (e in questo caso è accaduto) che vi sia una
singolare consonanza tra colui che ricerca e l’oggetto della ricerca (e se questo accade nelle scienze dure, quanto più potrà accadere quando studiare significa aprirsi alla conoscenza dell’opera e dell’esistenza di qualcuno che ci ha preceduto nel grande cammino dell’esistenza… e della fede!), vogliamo ora domandarci in cosa abbia potuto consistere questa sintonia, questa consonanza, questa vicinanza tra il Crisostomo e don Carlo. Tra tutti gli studi raccolti nel libro (pieni di acribia filologica e di sapienza teologica, che, se stanno insieme, sono un portento…) ci ha colpito in maniera particolare uno che per la vastità dell’erudizione che mostra, fa venire le vertigini a chi legge: mi riferisco al pezzo inedito che va sotto il titolo Giovanni Crisostomo nella pia erudizione a Firenze e dintorni e che raccoglie l’intervento tenuto da Carlo Nardi nella Basilica di San Lorenzo, il 18 ottobre del 2007. Il lettore viene investito da date e nomi, luoghi ed episodi che rimandano alla Firenze di mille vicende e di mille storie; intessute dal riferimento occasionale, certamente, ma mai privo di significato all’opera e alla figura del Crisostomo.
Ebbene, quello che ci pare di intravedere nell’opzione per il Crisostomo fatta da don Carlo è la scelta in favore di un Padre e di un Dottore che alla sapienza dell’intelletto non ha mai disgiunto il ministero pastorale; in specie il compito catechetico, di cui, come noto, egli fu maestro, tanto da prendere il nome di “crisostomo” per antonomasia. Ecco, è proprio questa che ci pare la ragione dell’opzione preferenziale di Carlo Nardi per il Crisostomo: elevatezza della ricerca e carità dell’annuncio. Don Carlo non ha fatto altro che farsi erede del Crisostomo, proprio in questo: essere filologo e pastore assieme; come può accadere solo per una sorprendente e mai ordinaria alchimia, per la quale, in ultima istanza, pare opportuno ringraziare con tutto il cuore il Signore.

