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Posted on 1Mar, 2020

«Querida Amazonia», l’esortazione apostolica postsinodale con i “quattro sogni” di Papa Francesco

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Querida-Amazonia-Radio-Foto-Daletdi Francesco Romano • Il 2 febbraio scorso è stata pubblicata l’attesa esortazione apostolica postsinodale Querida Amazonia di Papa Francesco. Il Sinodo si era svolto a Roma tra il 6 e il 27 ottobre 2019 e si era concluso con il Documento intitolato “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale”.

Con questa esortazione apostolica il Papa intende solo esprimere le risonanze che il percorso sinodale di dialogo e di discernimento gli ha suscitato limitandosi a offrire solo una sintesi di alcuni grandi aspetti che lo preoccupano.

Il documento si sviluppa sulla falsariga di quattro sogni che l’Amazzonia gli ispira in continuità con la Laudato si’: a) Sogno un’Amazzonia che lotti per i diritti dei più poveri, dei popoli originari, degli ultimi, dove la loro voce sia ascoltata e la loro dignità sia promossa; b) Sogno un’Amazzonia che difenda la ricchezza culturale che la distingue, dove risplende in forme tanto varie la bellezza umana; c) Sogno un’Amazzonia che custodisca gelosamente l’irresistibile bellezza naturale che l’adorna, la vita traboccante che riempie i suoi fiumi e le sue foreste; d) Sogno comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici.

Querida Amazonia contestualizza e attualizza la Laudato si’ in quella parte del mondo con queste parole: “Nella Laudato si’ ricordavamo che se tutto è in relazione, anche lo stato di salute delle istituzioni di una società comporta conseguenze per l’ambiente e per la qualità della vita umana […]. All’interno di ciascun livello sociale e tra di essi, si sviluppano istituzioni che regolano le relazioni umane. Tutto ciò che le danneggia comporta effetti nocivi, come la perdita della libertà, l’ingiustizia e la violenza. Diversi Paesi sono governati da un sistema istituzionale precario, a costo delle sofferenze della popolazione”. Un sogno che porta il Papa ad auspicare un’Amazzonia dove i suoi abitanti possano consolidare “un buon vivere” e, citando ancora la Laudato si’, rileva che “un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”.

La piaga morale evidenziata dall’Instrumentum laboris consiste in “una cultura che avvelena lo Stato e le sue istituzioni, permeando tutti gli strati sociali, comprese le comunità indigene. Si tratta di una vera e propria piaga morale; di conseguenza, si perde la fiducia nelle istituzioni e nei suoi rappresentanti, il che scredita totalmente la politica e le organizzazioni sociali. I popoli amazzonici non sono estranei alla corruzione e ne diventano le principali vittime”.

La violazione del diritto al territorio e all’autodeterminazione dei popoli originari è una ingiustizia e un crimine che porta alcune aziende perfino a privatizzare l’acqua potabile, a devastare le foreste da cui ricavare legname, a inquinare l’ambiente. Le violazioni dei diritti umani e le nuove schiavitù colpiscono specialmente le donne, il narcotraffico che cerca di sottomettere gli indigeni, o la tratta di persone che approfitta di coloro che sono stati scacciati dal loro contesto culturale. Di fronte a questo quadro disastroso il Papa afferma: “Non possiamo permettere che la globalizzazione diventi un nuovo tipo di colonialismo”.

L’esortazione postsinodale Querida Amazonia è stata una sorpresa per quanti si aspettavano soluzioni epocali che il Papa avrebbe dovuto prendere in riferimento al celibato dei presbiteri. La Relatio finale del Sinodo al n. 111 diceva “A volte ci vogliono non solo mesi, ma anche diversi anni prima che un sacerdote possa tornare in una comunità per celebrare l’Eucaristia, offrire il sacramento della Riconciliazione o ungere i malati nella comunità. Apprezziamo il celibato come dono di Dio (Sacerdotalis caelibatus, 1) nella misura in cui questo dono permette al discepolo missionario, ordinato al presbiterato, di dedicarsi pienamente al servizio del Popolo santo di Dio […], proponiamo di stabilire criteri e disposizioni da parte dell’autorità competente, nel quadro della Lumen gentium 26, per ordinare71SYMUVjM2L sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica. A questo proposito, alcuni si sono espressi a favore di un approccio universale all’argomento”.

Riguardo alla possibilità di ordinare presbiteri uomini sposati Papa Francesco non si pronuncia, anzi in questa esortazione postsinodale egli evita di citare il Documento conclusivo: “Ho preferito non citare tale Documento in questa Esortazione, perché invito a leggerlo integralmente” (n. 3) […] “Non svilupperò qui tutte le questioni abbondantemente esposte nel Documento conclusivo. Non intendo né sostituirlo né ripeterlo” (n. 2). Il Papa non intende sostituirlo, e neppure negarlo, egli si limita a “presentare ufficialmente il Documento, che ci offre le conclusioni del Sinodo” (n. 3).

Senza un’approvazione in forma canonica il documento non può assumere un carattere magisteriale, tuttavia la raccomandazione fatta ai pastori, ai consacrati, alle consacrate e ai fedeli laici dell’Amazzonia di impegnarsi nella sua applicazione equivale a dire che il Documento deve essere applicato.

Tra i sogni del Papa di rilievo è quello di comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici. Il rilievo sta nell’appello a creare in Amazzonia “una cultura ecclesiale propria, marcatamente laicale” (n. 94) realizzando la presenza stabile di responsabili laici maturi e dotati di autorità […] una presenza capillare che è possibile solo attraverso un incisivo protagonismo dei laici” (Ibid.).

L’inculturazione è anche un modo incarnato di attuare l’organizzazione ecclesiale e la ministerialità. La pastorale della Chiesa ha in Amazzonia una presenza precaria, dovuta in parte all’immensa estensione territoriale. Questo non può lasciarci indifferenti ed esige dalla Chiesa una risposta specifica e coraggiosa.

Il sacerdote è segno di Cristo Capo che effonde la grazia anzitutto quando celebra l’Eucaristia. Questa è la sua grande potestà, che può essere ricevuta soltanto nel sacramento dell’Ordine sacerdotale.

La necessità di sacerdoti e la loro scarsità richiedono che i diaconi permanenti, le religiose e i laici stessi cooperino assumendo responsabilità importanti per la crescita delle comunità e maturando nell’esercizio di tali funzioni grazie ad un adeguato accompagnamento. Soprattutto, però, una Chiesa con volti amazzonici richiede la presenza stabile di responsabili laici maturi e dotati di autorità che possano assicurare la presenza capillare in un territorio sterminato. “In Amazzonia ci sono comunità che hanno trasmesso la fede per lungo tempo senza che alcun sacerdote passasse da quelle parti, anche per decenni. Questo è stato possibile grazie alla presenza di donne forti e generose: donne che hanno battezzato, catechizzato, insegnato a pregare, sono state missionarie, certamente chiamate e spinte dallo Spirito Santo” (n. 99).

L’esortazione apostolica non fa proprie le conclusioni della Relatio finale del Sinodo come ad esempio l’ordinazione diaconale delle donne e l’ordinazione presbiterale dei viri probati. Tale Documento, dice il Papa, “non intendo né sostituirlo né ripeterlo”. Neppure intende “citare”, anche se al tempo stesso lo presenta. Di fronte a soluzioni molto diverse che a volte intravedono gli operatori pastorali per i problemi che affrontano, il conflitto si supera a un livello superiore dove ognuna delle parti, senza smettere di essere fedele a sé stessa, si integra con l’altra in una nuova realtà (n. 104). Questo piano superiore, nelle discussioni del Sinodo, si è configurato un poco alla volta come la possibilità di elaborare un “rito amazzonico” che di fatto sarebbe l’ambito appropriato per discernere meglio in futuro l’eventualità di ordinare alcuni “viri probati”.